Architetti Metropolitani, il territorio della professione.

Apre Architetti Metropolitani Magazine, uno spazio di riflessione e approfondimento sull’architettura, sulla professione e sulle trasformazioni dell’area metropolitana milanese

Architetti Metropolitani non nasce oggi. Nel 2017, dopo diverse battaglie maturate fin dai primi anni Duemila — sui concorsi di architettura, la gentrificazione, la finanziarizzazione dell’urbanistica, la privatizzazione dello spazio pubblico, il rapporto tra architettura e contesto, un approccio umanistico alla professione e, non ultimo, una certa cronica apatia dell’istituzione ordinistica — nacque “Ordine e disordine”. Boetti, naturalmente.

Era l’iniziativa comune di un gruppo di intellettuali e professionisti, ciascuno con una propria storia di impegno culturale e civile, un proprio milieu e luoghi di riferimento: Emilio Battisti, tra la docenza al Politecnico, le riflessioni su un’Expo diffusa e sostenibile e le serate di confronto nel suo studio; Francesco De Agostini, con l’Atlante delle trasformazioni contemporanee ospitato sul sito dell’Ordine; io, attraverso le attività della Fondazione Corrente — la rivista Caleidoscopiomilano, Expossible?, Re-esistenze e altre iniziative.

Esperienze differenti, ma accomunate dall’idea che l’architettura dovesse tornare a misurarsi con la città, la cultura e la società, proprio mentre l’ubriacatura di Expo cominciava ad affievolirsi.

L’Ordine arrivò dopo. Poiché quelle istanze trovavano poco spazio nelle istituzioni professionali, proposi a Emilio Battisti, Sebastiano Brandolini d’Adda e Francesco De Agostini di candidarci insieme alle elezioni dell’Ordine degli Architetti di Milano del 2017.

Nel 2021 quell’esperienza divenne Architetti Metropolitani e riuscimmo a costruire una lista completa mettendo insieme due mondi piuttosto diversi, semplificando: l’area “radicale” di Andrea Bonessa e quella più “movimentista”, derivata dagli anni ’70, di Emilio Battisti. Il parto, inutile dirlo, fu complicato. Il risultato assai modesto: un solo consigliere eletto, il prof. Emilio Battisti.

(In foto: Cristina Alinovi, Cinzia Anguissola d’Altoè, Emilio Battisti, Andrea Bonessa, Sebastiano Brandolini d’Adda, Laura Daglio, Francesco de Agostini, Marco Dibenedetto, Vincenzo Guzzo, Paolo Mistrangelo, Jacopo Muzio, Lorenza Pieruzzi, Giovanna Rosada, Lavinia Tagliabue)

Nel 2025, venuto a mancare lo stimato Emilio Battisti, di cui sono stato assistente universitario per quasi due lustri, abbiamo cambiato ancora. L’incontro tra la componente “di matrice marxista” e una nuova area di matrice cattolica, insieme all’abbandono della componente radicale, ha prodotto una compagine diversa, probabilmente più matura e certamente più competitiva. Questa volta i risultati sono arrivati, con 7 candidati eletti e il sottoscritto capolista il più votato nella storia dell’Ordine degli Architetti di Milano, con 704 preferenze.

Le “liste” propriamente dette non esistono in ambito ordinistico, ma ho coordinato e costruito, con il contributo di tanti, tutte e tre queste esperienze. Immaginate per rappresentare e in qualche modo aiutare la scala più minuta e diffusa del nostro lavoro, la libera professione, sempre più sotto attacco. Non c’è una linea retta che le unisce: ci sono salti, rotture, avvicinamenti, persone e giudizi diversi. Quello che non è cambiato è il tentativo di riportare dentro l’Ordine una discussione sul ruolo pubblico dell’architetto, sulla città, sulla qualità delle trasformazioni urbane e sulla responsabilità etica e politica delle nostre istituzioni e della nostra professione.

Sui due precedenti Consigli dell’Ordine abbiamo espresso un giudizio fortemente critico. Quello sull’attuale, nel quale abbiamo una presenza quasi paritaria, è necessariamente più complesso: critico, talvolta molto critico, ma costruttivo. Essere dentro un’istituzione non significa rinunciare a discuterla o provare a cambiarla e Architetti Metropolitani Magazine nasce anche da questa esigenza.

Non come organo di una parte, né come bollettino elettorale, né tantomeno come voce dell’Ordine. Il Magazine è altro: un luogo autonomo nel quale discutere, prendere posizione, ospitare contributi differenti e mantenere aperto un confronto sulla città, sulla professione e con le nuove generazioni.

Nasce inoltre alla vigilia del centenario della nascita di Vittorio Gregotti, nel 2027. “Il Prof” — così l’ho sempre chiamato negli anni giovanili in cui ho lavorato in studio con lui — ci ha lasciato un’idea dell’architettura come fatto culturale, civile e collettivo, legato al contesto e lontano dall’esaltazione dell’“io” e dei grandi oggetti autoreferenziali. Penso anche a Philippe Daverio, con cui ho avuto la fortuna – e il divertimento – di lavorare: da una posizione e con strumenti completamente diversi, ricordava quanto architettura, arte, storia e città appartenessero a uno stesso campo culturale, vicino alle persone e senza mai “puzza sotto il naso”.

Da qui nasce anche la scelta di un orizzonte volutamente ampio: non l’ennesima rivista per architetti che parla soltanto agli architetti, ma uno spazio nel quale architettura e urbanistica possano dialogare con arte, ambiente, società, politica e cultura.

La struttura sarà semplice: contributi in evidenza, nuovi articoli e un archivio consultabile per temi, autori, date e tag, senza steccati troppo rigidi. Uno spazio riconoscibile, aperto a posizioni diverse purché argomentate. Aperto, ma non neutrale..

“C’è bisogno soprattutto d’uno slancio generoso, fosse anche un sogno matto” (Francesco Guccini, Don Chisciotte)

Jacopo Muzio

(Coordinatore AM)