
Per entrare nel merito dei pregi di Milano, penso valga la pena ricordare che cosa ne pensano i tanti architetti stranieri che la visitano con regolarità. L’occhio esterno si avvale di uno sguardo più oggettivo e neutrale di quello di qualcuno come me che essendo di Milano da sempre si preoccupa e si lamenta principalmente di ciò che non va e che andrebbe migliorato.
Gli architetti stranieri apprezzano innazitutto la densità e la poli-funzionalità di Milano, cioè il fatto che non sia nettamente compartimentata e non risulti troppo specializzata. Nei visitatori questo produce un leggero senso di caos, che si traduce in confusione diffusa, cioè in ricchezza. Milano viene vista come una città di dimensioni afferrabili, ma che comunque offre sorprese e possibilità di scelta.
Poi c’è l’architettura del XX secolo, nella quale Milano eccelle, con pochi rivali in Europa. Si va dalle grandi opere monumentali del periodo fascista alle moltissime opere di ricostruzione del dopoguerra, presenti in ogni quartiere della città. Negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, Milano per prima riuscì a dimostrare che modernismo e attenzione al contesto potevano andare avanti insieme, creando così una città che fosse diversa e migliore della città storica. Noi milanesi beneficiamo ogni giorno di tutto ciò, anche se ne siamo ormai un po’ assuefatti. Dovremmo avere più cura delle splendide e irripetibili opere di architettura del secolo scorso.
I grandi parchi di cintura che circondano Milano (Parco Nord, Parco Agricolo Sud, Bosco in Città, Parco delle Groane) sono oggetto di molta curiosità e altrettanto studio da parte di paesaggisti provenienti da ogni angolo del mondo. Va detto che questi parchi sono prevalentemente il frutto di lotte politiche, piuttosto che essere progetti veri e propri. Da milanesi dovremmo andarne fieri, ma dobbiamo ancora imparare a usarli al meglio; purtroppo sono quasi impossibili da raggiungere con il trasporto pubblico metropolitano e godono di scarsa visibilità.
Mi auguro che questi tre aspetti, che sono culturali prima ancora che progettuali – cioè la multifunzionalità, l’eredità dell’architettura del XX secolo, i parchi metropolitani – potrebbero diventare tra le priorità urbanistiche della prossima amministrazione milanese, indipendentemente dal suo colore politico.
